Sfondo Prima Comunione

La primavera assomiglia, questa volta, un poco alla stanza che la nostra amica, aspettandoci, ha adornato di fiori comprati a posta.

Ma i fiori ci sono anche quest'anno e forse di più, perché il tempo è stato meno secco; e allora mi vien voglia di correre verso l'orizzonte per vedere se mi riesce d'abbracciare questa donna che mi pare più viva di prima. Prima era entrata nel mio; ed ella l'aveva guardata sorridendo, divertendocisi quasi.

Scommetto che quando la primavera ci sarà da vero, io non ci verrò né meno.

Accendeva i fiammiferi soltanto sull'impiantito, a mangiare ci metteva tre volte più di noi e mangiava meno, voleva essere l'ultima ad andare a letto, la prima ad alzarsi; quando non faceva niente, s'appoggiava sempre a qualche cosa, in cucina, alla madia; si confessava ogni mese; era di stomaco debole, non le piaceva l'agnello; non sapeva né leggere né scrivere; canticchiava quand'era sola. E tutte quelle ragazze, forse ora madri, e non le riconosco, di cui ero un poco innamorato! Ma quanto piansi quando mi confessai per la prima comunione! Ora non ho più paura quando suonano le campane, ma mi piace ch'io volessi mettere al collo di una di quelle ragazze un nastro uguale alla riga ch'era per margine a ogni pagina del libro di preghiere della mamma. Vidi che era cresciuto prima di me e che mio padre ne faceva gran conto. L'anno dopo, a primavera, lo ritrovai fiorito, tutto bianco, come una gran festa. Riesco fuori dalla chiesa, sicuro che il suo scialbo sia più fresco della primavera che inonda la piazzetta sbilenca di San Donato; e, scesi gli scaloni, mi volto a dietro, in su, a guardar le campane. Arrivavo fino ad un pinzo, dov'era un nocciolo selvatico; fermatomi dinanzi a lui, a poca distanza, non andavo via senza prima aver troncato un ramicello che mettevo subito in bocca.

I suoi guanti sgualciti e sfondati, la sottana che le resta tra le gambe, il cappello ch'era stato di moda dieci anni prima, le scarpe con i tacchi storti.

Dalla prima, a metà, se ne parte un'altra che scende per un altro verso e ne trova subito un'altra, più bassa che fa lo stesso. La guardai meglio, prima di staccarla con una zollata; ma raccattatala, m'accorsi che dalla parte di sotto c'era il buco di un bacherozzolo. La primavera in tutti gli stili, perfino roccocò; con certe manie di fare effetto per forza. Lasciamola qui, questa gente che metterebbe me al manicomio e te dentro una gabbia! Sono le tue ali che tremano oppure è il mio cuore? Oh, ma la chiuderemo dietro qualcuno di questi cancelli, in uno di questi vicoli senza sfondo, insieme con la spazzatura! Se mi riesce a segarla come voglio, mi ci viene un bel tagliere. Su la prima se ne butta un'altra; poi la prima e la seconda, dopo la fermata, se ne vanno giù insieme e a un certo punto incontrano quella più bassa di tutte. Nei grandi prati, che mi piacevano anche prima di leggere il Petrarca, torno per vedere i fiori che avrei offerto, molti anni fa, a qualche ragazza che me l'immaginavo come ora la vedo disegnata in qualche libro. Prima, con la lima a triangolo, arroto i denti della sega, poi mi metto all'opera. Ma lo avevo visto la prima volta quando mio padre dovette tagliare i legacci di salcio perché lo stringevano troppo; e il fusto, ingrossando, s'era quasi reciso.

Ma, un capodanno, la mia donna si decise a comprarmi per regalo, avendo io insistito fin da un mese prima, quel libro del Verne che si chiama Nel paese delle pellicce.

Civile, nella Scuola Francescana, e anche in molta parte della riflessione del monachesimo, e, andando più indietro nel tempo, anche la prima riflessione dei Padri aveva attribuito molta importanza al rapporto tra beni e ben-essere, alle condizioni che fanno sì che i beni, la ricchezza, siano mezzi per una vita buona.

L'opera prima di Tozzi sul versante della narrativa (l'esordio risale al 1911, con il volume di liriche La Zampogna verde) propone con forza la tematica del gap esistenziale umano divino, dell'intollerabile oppressione di un Dio Padre dalle terribili cadenze vetero-testamentarie, da cui trae inevitabilmente origine l'omologazione nel dolore di bestie, cose e persone - titoli tra l'altro di una trilogia progettata e scritta, ma quanto all'edizione completata solo nel 1981.

La prima figliola stava a Pari, ossia distante meno di mezzo chilometro da Ferraiola; ma la zia non si sarebbe mossa da casa senza mettersi il miglior vestito, e parlava di Pari come di un territorio straniero, a cui non s'appartiene e con il quale non c'è niente da vedere, dove non si va che di rado e il meno possibile e per qualche ragione speciale. C'era poca luce, perché la finestra dava in un piccolo orto sotto certe mura antiche ricoperte di edere; e mi veniva sempre la voglia di andarmene prima che il prete fosse venuto. Aprendo la finestra, la mattina, la prima occhiata era al pozzo; la sera, rientrando in casa, mi allontanavo in fretta dal pozzo.

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